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Marginalismo
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In mwbaeconomia il mwbqmarginalismo è una corrente di mwbgpensiero economico sviluppatasi tra il 1870 e 1890. La metodologia marginalista è quella che ancora oggi con il mwbwMonetarismo esercita maggiore influenza rispetto a quella mwcaclassica e mwcqmarxista.

Contents


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Descrizione

Con il marginalismo si assiste ad un'evoluzione fondamentale, in particolar modo nell'ambito della mwdateoria del valore: in sostanza nell'impostazione degli economisti classici da mwdqAdam Smith a mwdgDavid Ricardo, e che è ripresa da mwdwMarx, è la quantità di mwealavoro che definisce il valore di un mweqprodotto; invece in base all'impostazione marginalista il valore del prodotto riflette il grado di soddisfazione soggettiva che i consumatori attribuiscono ai diversi prodotti. La soddisfazione, o "mwegutilità", tenderà a diminuire con il mwewconsumo di ogni unità aggiuntiva dello stesso bene; mwfaCarl Menger in tale ambito introdurrà un principio di imputazione indiretto che rappresenta un primo passo per la teoria della remunerazione dei mwfgfattori produttivi in base alla loro mwfwproduttività marginale. In realtà le due teorie non sono completamente in disaccordo. Le teorie classiche riconoscono progressivamente una distinzione tra valore e prezzo, mentre quella marginalista di fatto li accomuna. In questo senso le teorie classiche distinguono nel valore gli elementi naturali incorporati in un prodotto dal mero mwgaprezzo di mercato determinato dalla quantità di mwgqdomanda e offerta.

La mwgwteoria del valore sostenuta dai marginalisti è fondata su fattori esclusivamente soggettivi, basati su calcoli di convenienza dei singoli individui: il valore di un prodotto è definito sulla base "dell'importanza che il mwhaconsumatore attribuisce al prodotto stesso" e cioè, più il prodotto è desiderato, più è capace di soddisfare un bisogno e più vale.

La metodologia marginalista, a differenza di quella classica che ritiene fondamentale lo studio della mwhgcrescita economica, incentra la sua analisi sull'mwhwequilibrio economico e sulla ricerca di metodologie di allocazione delle risorse in modo efficiente.

Grazie alla maggior professionalizzazione rappresentata dalla scuola marginalista, e grazie all'adozione di strumenti mwiqmatematici come il mwigcalcolo infinitesimale, fu possibile definire in modo accurato e formale il concetto di utilità marginale, concetto cardine della teoria marginalista.

Il mwjaconsumatore soddisfa i suoi bisogni in modo decrescente. I marginalisti propongono un esempio chiarificatore a questo proposito: per un assetato, il primo bicchiere d'acqua è molto desiderabile e quindi reca un beneficio elevato. Anche il secondo bicchiere recherà soddisfazione. Dal terzo bicchiere in poi, ogni dose successiva recherà sempre minor soddisfazione fino ad arrivare al punto di creare fastidio. Quindi le dosi (unità) di un determinato bene, soddisfano in modo decrescente il consumatore. Questa mwjqteoria fa riferimento al concetto di mwjgutilità marginale.

In relazione al concetto di utilità marginale bisogna sottolineare come i primi marginalisti interpretassero tale misura in termini cardinali; alla luce di questo, era possibile compiere confronti interpersonali; tuttavia, ben presto l'approccio cardinalista lasciò spazio a quello ordinalista. Il passaggio alla seconda impostazione si deve in particolar modo a mwkaVilfredo Pareto, ma già prima di Pareto alcuni economisti marginalisti compresero l'errore della considerazione dell'utilità marginale come misura cardinale, tra costoro mwkqCarl Menger, mwkgLéon Walras, mwkwAlfred Marshall.

La scuola marginalista, inizialmente, fu ostacolata: mwlqWilliam Jevons dovette "fronteggiare" la scuola classica, mentre, ad esempio, Menger dovette "fare i conti" con l'impostazione della mwlgscuola storica tedesca, la quale criticava radicalmente l'approccio logico-deduttivo, proprio dei marginalisti.

Ben presto ci si rese conto che un approccio eccessivamente relativista non era idoneo a spiegare i fenomeni, basti pensare alla mwmascuola storica tedesca, e il marginalismo fu accettato e si diffuse notevolmente, anche in quanto espressione della professionalizzazione della disciplina economica.

La scuola neoclassica o marginalista si concentra soprattutto nello studio dell'allocazione efficiente delle risorse all'interno di un mwmgmercato a mwmwconcorrenza perfetta e cioè all'interno di un mercato in cui vi è un'ottima diffusione di mwnainformazioni (necessarie affinché gli operatori decidano in modo consapevole); i fattori produttivi hanno la caratteristica della mobilità, nel senso che possono essere facilmente spostati; il mercato è caratterizzato dalla presenza di un elevato numero sia di venditori che di compratori in modo tale da evitare situazioni di mwnqoligopolio e mwngmonopolio. Lo studio appunto, basato sull'adozione di leggi matematiche, si concentra sull'"efficienza", non considerando aspetti di tipo equitativo o etico. Per la scuola marginalista non è importante capire se si arriva ad un punto di equilibrio "equo", ma "Pareto-efficiente", ovvero dove non vi possa essere una differente allocazione delle risorse, che possa migliorare le condizioni del proprio promotore senza peggiorare quelle degli altri operatori del mercato.

Ciò che maggiormente caratterizza la scuola di pensiero marginalista è lo studio dell'economia attraverso un metodo di tipo deduttivo-normativo, attraverso un metodo che prescinde dal considerare aspetti di tipo istituzionale, ma esaminando solo il mwoacomportamento razionale del soggetto economico. I marginalisti cercano di capire e di dimostrare quanto il comportamento economico di un soggetto sia prevedibile e regolare, date alcune condizioni. La validità delle teorie è legata alle condizioni, le quali, essendo caratterizzate da una bassa probabilità di realizzazione concreta, rendono la teoria valida a livello astratto e quindi poco applicabile alla realtà. Infatti le teorie sono tanto più vicine alla realtà, cioè sono in grado di spiegare fenomeni concreti, quanto più le condizioni sono mwoqverificabili nel concreto.

Voci correlate

• Teoria remunerazione fattori produttivi
• Scuola classica o mwugEconomisti classici